| 2005-2009 | Indice Storia
Triumph |
1984-1999 |
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2010
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Da segnalare, come anticipato nella pagina 2009, la nuova partnership con la Ohnlins che ha portato una ricca gamma di sospensioni (acquistabili come accessorio) specificatamente messe appunto per le Daytona 675, Street Triple, Street Triple R, Speed Triple e Tiger e disponibili nei concessionari dal mese di marzo.
Modern Classic La
gamma mossa dal twin 865cc rimane sostanzialmente invariata rispetto
alla gamma dell'anno precedente. Le Bonneville
è presente nella nuova
versione standard e SE con cerchi in lega introdotta nel 2009 e nella
sempre apprezzata T100 che mantiene la linea delle Bonneville 2008
(cerchi a raggi, parafanghi lunghi, carter cromati ed altri piccoli
particolari). Per colori e
modelli potete visionare il catalogo ufficiale Triumph nell'apposita
pagina Cataloghi.
La
cafè racer Thruxton e la tassellata Scrambler sono anch'esse rimaste
invariate se non per l'introduzione, all'ultimo minuto, della Thruxton
SE. La
Thruxton SE è una versione della Thruxton standard presentata nel web
nel dicembre del 2009. Rispetto alla versione di serie per la
verniciatura della carozzeria e del telaio.
![]() Cruiser Urban Sport La gamma sportiva Triumph non subisce grosse variazioni rispetto ai MY2009. La modifica più evidente sono i nuovi cruscotti per tutte la Speed Triple, Street Triple, Daytona 675 e Tiger. La Daytona 675 ha una nuova ruota posteriore più leggera, mentre la Street Triple è disponibile nel nuovo colore Scorched Yellow disponibile da Aprile 2010. A listino, in edizione limitata, è sono presenti anche la Speed Triple SE e la Tiger SE. La Speed SE, oltre alla nuova colorazione bicromatica, subisce piccole modifiche alle componenti interne delle sospensioni con l'obbiettivo di migliorarne il confort ed il comportamento nelle frenate al limite. Triumph Tiger SE è disponibile in una doppia colorazione il bicolore grigio – nero Matt Graphite/Matt Black e il nuovissimo arancio Blazing Orange con borse rigide in tinta e paramani di serie, su richiesta anche l’ABS per affrontare lunghi comodi viaggi in sicurezza. ![]() 2010 Speed Triple SE (MY2010) ![]() 2010 Cruscotto Tiger ![]() 2010 Cruscotto Daytona 675 ![]() 2010 Street Triple Scorched Yellow ![]() 2010 Sprint ST Tratto dall’articolo di Leonardo Malsano pubblicato sul Sole24Ore del 06 marzo 2010 Nel 1983 falliti tutti gli esperimenti di acrobazia finanziaria messi in piedi dai precedenti governi laburisti, la Triumph – lasciata in eredità al governo di Margaret Thatcher - fu messa in liquidazione. A John Bloor non interessava la situazione della Triumph, a lui interessavano i terreni di Meriden dove sorgeva la fabbrica e solo per questo decise di acquistare il marchio gli impianti ed i disegni della casa inglese. Bloor rase al suolo lo stabilimento e costruì un quartiere residenziale. Successivamente decise di rilanciare il marchio inglese, ma la cosa non fu semplice come immaginò: “Sono contento, è evidente – dice – ma tanti anni di assoluta dedizione ad un progetto sono troppi, hanno interferito pesantemente con la mia vita. Fui troppo ambizioso allora e spesso la metà di me stesso che voleva resistere era in lotta con l’altra metà, quella che mi suggeriva di mollare tutto. Oggi non lo rifarei, lo confesso. E’ stato come scalare uno specchio, ogni errore significava cadere e dover ricominciare a salire arricchito di una piccola esperienza in più. Mi hanno aiutato il buon senso e la persistenza, caratteristiche che ho ereditato dai miei genitori. Mi è stato fedele alleato il rispetto per le persone. I miei lavoratori sono il mio più grande asset, in ogni azienda i dipendenti devono essere il maggior asset. Nonostante questo, posso solo augurare la migliore fortuna a quel signore che si è messo in testa di rilanciare Norton. Lo attende un’operazione titanica.” ![]() John Bloor 150 milioni di sterline sono la cifra che John Bloor ha dovuto investire dal 1983 per portare la Triumph alla realtà industriale che è oggi. Nel 2002, quando Triumph perdeva ancora (rosso di 750mila steriline su un fatturato di 125 milioni) lo stabilimento storico di Hinckey bruciò. Oggi, nel 2010, fattura oltre 300 milioni ed è in utile di 14 milioni e mezzo nonostante la crisi. Tue Mantoni, inviato dalla società di consulenza McKinsey, è stata la persona che più ha impresso il cambiamento nella giovane azienda. Oggi Tue Mantoni è CEO e anche grazie a lui Triumph è rinata. Con la ricostruzione del 2002 fu deciso un cambio strategico con molta più attenzione alla parte commerciale e al rapporto con la distribuzione. I risultati sono arrivati da subito. Dal 2003 al 2009 è stata una crescita costante di fatturato, ordini ed utili. Mantoni: “Il mercato ripiega ma noi prendiamo quote. Sopra i 500cc abbiamo il 4,5% su base globale, il 13% in UK contro il 11,6% di Kawasaki e il 13,8% di Yamaha,” A fronte di una contrazione media del settore del 31%, Triumph s’è ristretta del 9 per cento. “E’ evidente che la recessione di è fatta sentire anche da noi – continua Mantoni – ma non ha cambiato una strategia a medio-lungo periodo che punta quasi tutto su ricerca e sviluppo. In un anno difficile come il 2009 abbiamo investito il 7% del nostro fatturato nello studio di nuovi prodotti e nuove tecnologie: 165 ingegneri lavorano a tempo pieno. Oggi abbiamo 15 modelli e siamo pronti a lanciarne altri quattro”
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