Storia Triumph
1984 - 1999

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1971-1984 Indice Storia Triumph
2000-2004





1983 


Nel dicembre del 1983, a seguito del fallimento della Cooperativa di Meriden, l'imprenditore
immobiliare John Bloor acquista per £100.000 il marchio Triumph con tutti i relativi diritti, lo stabilimento (compreso delle attrezzature) ed il terreno. Forse Bloor all'inizio non era tanto interessato alla Triumph quanto al terreno su cui sorgeva l'ex-stabilimento Triumph e fu l'interesse per un investimento a breve termine che lo convinse ad acquistare tutto il pacchetto avendo la meglio anche sulla indiana Enfield che nel frattempo si era fatta avanti per acquistare il marchio Triumph.

Perchè Bloor fece questa scelta? Proveniva da un settore completamente diverso, e forse non era nemmeno un appassionato di motociclette. Come già ricordato l'interesse principale di Bloor era il terreno su cui si erigeva lo storico stabilimento tanto che nel 1984, dopo la demolizione della vecchia, sorsero una serie di villette.


Sul terreno della vecchia fabbrica sorgono delle villette costruite da Bloor. Le vie sono intitolate alle gloriose Triumph



Spostandosi verso il centro di Birmingham si trova un Pub dedicato
alla Triumph con foto in bianco e nero e altri vecchi ricordi.




1984 - 1985

Bloor intuisce da subito l'importanza del marchio Triumph in suo possesso ed inizia a pianificarne la rinascita. Il primo passo è la fondazione nel 1984 della nuova società "Bonneville Coventry Limited" con sede a Hinckley e catalogata nei documenti ufficiali dell'epoca come azienda costruttrice di motociclette, abbigliamento ed accessori. L'azienda è completamente privata e proprietà di John Bloor che, all'epoca quarantenne, era uno degli uomini più ricchi d'Inghilterra. Successivamente l'azienda cambierà ragione sociale in Triumph Motorcycles Limited.

La nuova società pianifica le politiche per tornare a giocare un ruolo di primo piano sul mercato mondiale. Nel 1984 Bloor, con quattro dipendenti del vecchio stabilimento di Meriden, visita il giappone per studiare l'industria motociclistica giapponese ed inizia a pianificare le attività della futura fabbrica. Si decide così di acquistare impianti produttivi ed attrezzature altamente automatizzate di nuova generazione controllate da computer (ricordo che siamo nel 1984...).

Dal 1985 per tre lunghi anni la nuova Triumph lavora in segreto, nel silenzio totale. L'ultimo motore progettato dalla vecchia Triumph, il Phoenix/Diana, viene provato al banco dal nuovo team analizzandone i pregi ed i difetti. I risultati al banco non sono soddisfacenti sia in termini di potenza che di ingombro e Bloor decide di abbandonare il progetto.





1990 - John Bloor


Nel frattempo per tenere vivo il marchio, John Bloor decide di riprendere la produzione della Bonneville. La produzione è delegata alla Racing Spares di Les Harris proprietario di un'azienda a Newton Abbot nel Davon e specializzato in parti di ricambio oltre che ex-fornitore Triumph. Harris ottiene da John Bloor un contratto di cinque anni per produrre la Bonneville rilevando parte del magazzino ex-Triumph e parte delle linee di produzione del vecchio stabilimento.

Vengono ingaggiati due ex-dipendenti Triumph - Brian Jones e John Birch - e nel 1985 la produzione della Bonneville riprende al ritmo di circa quattordici moto a settimana. La
Bonneville viene costruita con componentistica tedesca, freni e sospensioni italiani in assenza di fornitori inglesi. Per ovvi motivi i costi di produzione sono elevati, e il prezzo di listino non è competitivo con la concorrenza giapponese. Maggiori dettagli nella pagina Bonneville - Les Harris.




Una delle ultime Bonneville prodotte da Lee Harris (1987)



Nel frattempo alcuni dei vecchi dipendenti di Meriden vengono assunti da Bloor: Gary McDonnell (oggi-2009 ancora dipendente Triumph Australia), Bill Beatty e Brian Baldwin nel reparto R&D; John Rosamond al marketing, Alistair Copland (1985), Martin Roberts, il disegnatore David Green e Gary Devine colui che realizzava i filetti in oro sul serbatoio.




Il disegnatore David Green ex-dipendente di Merden assunto da Bloor.
Fra i suoi lavori va ricordato
il look dei trecilindri per la Tiger del 1994 e la Thunderbird del 1995



Il team di Bloor ovviamente si rivolge anche ad altre persone che precedentemente lavoravano nel gruppo BSA/Triumph. In un intervista a Don Brown (ex responsabile USA Triumph/BSA) si legge testualmente "Nel 1985 quando stavo facendo della consulenza per la nuova Triumph, Jhon Bloor mi chiese di pensare ad una nuova versione della Hurricane. Matt Guzzetta (ex designer BSA) eseguì qualche bozzetto, ma il progetto venne abbandonato".




1986


Il nuovo staff tecnico, dopo aver scartato il 900cc progettato a Meriden nei primi anni '80, inizia a disegnare i nuovi motori della rinascita in collaborazione con la Ricardo Consulting Engineers (la stessa società fondata da quel Harry Ricardo che sviluppo la Triumph "Riccy" a valvole in testa negli anni '20). La Ricardo, pur se non conosciuta dal grande pubblico, era al tempo (e forse anche oggi) la più grande azienda di progettazione di motori al mondo! Tra i suoi clienti figuravano negli anni '90 molte case automobilistiche (Ford, GM, Renault e Volvo) mentre dal lato motociclistico ci sono quasi tutte le case italiane, Honda, Kawasaki e Suzuki. Ricardo ha contribuito allo sviluppo del motore desmo della 916 come al bicilindrico della RSV 1000 Aprilia. La Ricardo è specializzata nella progettazione tramite softwareriuscendo così a far risparmiare ai motoristi denaro e tempo nella costruzione dei prototipi necessari allo sviluppo. Nel caso di Triumph Ricardo ha contriubito allo sviluppo le parti superiori dei motori.

Il nuovo progetto pervede due unità base: un tricilindrico 750cc e un quattro cilindri da 1200cc. In mancanza di uno stabilimento verò e proprio le prima attività di test e sviluppo avvengono in una piccola azienda alla periferia di Coventry (Collier Street), città dove era nata la Triumph alla fine del 1800.




1987


Il primo prototipo del motore da 1200cc raffreddato ad acqua inizia a girare al banco.




1988


La costruzione del nuovo stabilimento inizia nel 1988 a Hinckley a poche miglia dalla gloriosa vecchia fabbrica in un terreno di circa 10 acri. Les Harris termina la produzione della piccola serie di Bonneville nella primavera del '88 dopo circa 1400 esemplari prodotti. Per due anni non verranno prodotte nuove motociclette con marchio Triumph. L'età media dei nuovi impiegati è inferiore ai 30 anni. In tutti questi anni nessuna notizia sui nuovi progetti doveva uscire dall'azienda, pena il licenziamento. Le voci giravano e nell'ambiente erano circolate le voci che la Triumph stessa preparando le nuove moto, ma non c'erano notizie certe e di sicuro non c'erano foto rubate di prototipi o anche racconti di singoli avvistamenti. Nessuna fauga di notizie in oltre cinque anni di sviluppo che potessero far immaginare un ritorno così in grande stile.



1989


Nel 1989 arrivano le prime attrezzature d'avanguardia ordinate da Bloor, e si inizia la costruzione delle linee di montaggio. L'investimento iniziale (da 120 a 240 miliardi di vecchie lire) viene fatto interamente da Bloor, senza l'aiuto o finanziamenti da parte di banche. Nello stesso anno si inizia a riorganizzare la nuova rete di vendita.

Nel frattempo in Italia Roberto Crepaldi, socio fondatore con Carlo Talamo e Max Brun della Numero Uno importatrice delle americane Harley Davidson, vuole avere un marchio Europeo, non Giapponese, di tradizioni più sportive, da offrire in antitesi, non in concorrenza ad H.D., e quindi coprire un'altra fascia di mercato: quello delle custom-sport. Iniziano così i lunghi ed estenuanti viaggi in Inghilterra di Carlo e Crepaldi per chiedere il mandato alla casa Inglese.




1990

Nel 1990 la prima fase della ricostruzione è terminata, lo stabilimento è pronto per iniziare la produzione.



1990 factory triumph


1990 - Il primo stabilimento di Hinckley



Dal 1983, anno in cui Bloor acquista i diritti di Triumph, al giugno del 1990 nessuno era al corrente della costruzione delle nuove moto e dello stabilimento. Si era ovviamente sentito parlare delle nuove moto, ma non c'erano notizie certe, e di sicuro non c'erano stati avvistamenti o foto rubate di prototipi, o fughe di notizie che potessero far immaginare un'iniziativa di questa portata. Dal 1983 in un clima di assoluta segretezza Mr. Bloor riesce a selezionare il personale, costruire ed attrezzare lo stabilimento e sviluppare da zero una nuova gamma di motociclette.





29 giugno 1990 - La stampa è inviatata ad Hinckley


Il 29 Giugno del 1990 Roland Brown, assieme ad altri giornalisti del settore, viene invitato da Triumph Motorcycles a visitare il nuovo complesso industriale nel Leicestershire. Lo stabilimento è stipato di impianti produttivi tedeschi e giapponesi all'avanguardia per i tempi. Fu anticipata ai giornalisti presenti, la gamma di sei superbike multicilindriche destinate ad essere presentate al salone di Colonia da lì a pochi mesi.

Le potenze dei motori erano simili a quelle successivamente confermate in produzione, tranne per la Trident 750 per la quale cui si dichiarava una potenza variabile da 50 a 90 CV in funzione del modello/mercato.

In quell'occasione furono fotografati i primi prototipi della Trident e Trophy, quest'ultima rossa da un lato e bianca dall'altro per mostrare le opzioni cromatiche disponibili.



1990 Prototipo Ciclistica Triumph
1990 - prototipo ciclistica Triumph (versione Daytona - posizionamento pinza freni posteriore verso il basso)





1990 Triumph Trident (Roadster)

1990 prototipo Triumph Trident 750
1990 - prototipo Trident/Roadster mostrato ai giornalisti il 29 giugno 1990 (prime foto ufficiali)






1990 Prototipo Triumph Trophy 900
1990 - prototipo Trident mostrato ai giornalisti il 29 giugno 1990 (prime foto ufficiali delle nuove moto)



I prototipi fotografati sono privi del nome e, come si può notare dalle foto, la componentistica e le livree non sono definitive. In occasione di tale incontro vengono anticipati i probabili nomi dei modelli che però non verranno successivamente confermati: la scarenata (futura Trident) avrebbe dovuto chiamarsi "Roadster" mentre la carenta (futura Trophy) avrebbe dovuto essere battezzata "Sportler". Nelle previsioni dell'azienda la motocicletta che avrebbe dovuto vendere in maggiori numeri era la futura Trident 750.

Alcune differenze visibili dei prototipi rispetto alla futura produzione di serie sono i cilindri senza le nervature esterne, il fanale posteriore, ed il manubrio nella Trident. Come si può notare dalle foto qui sotto riportate, il basamento del motore non è ancora definitivo (mancano le nervature esterne laterali sul blocco cilindri).




motore tre cilindri 900 (1990)

motore 4 cilindri 1200 (1990)


motore tre cilindri 900 (1990)


carburatori Mikuni (1990)

basamento di un quattro
cilindri sulla linea prima
dell'ispezione

4 cilindri - controllo

robot saldaturae approvazione

1990 factory triumph
1990 - Preserie motori in test



L'azienda inglese dopo la presentazione in fabbrica ad Hinckley invia alla stampa mondiale una cartella stampa con le informazioni e foto dei prototipi nelle livree definitive per il prossimo salone tedesco. Anche i nomi sono stati decisi e sono impressi sulle moto. In Italia le prime notizie sulla nuova Triumph si leggono sul fascicolo di Luglio di Motociclismo, mentre sul numero di Ottobre della stessa rivista vengono pubblicate le foto dei primi prototipi mostrati ai giornalisti.


1990 - Luglio - Trident 750 prototipo per presentazione alla stampa
1990 - Luglio - Trident 750 prototipo per presentazione alla stampa

1990 - Luglio - Trident 900 prototipo per presentazione alla stampa
1990 - Luglio - Trident 900 prototipo per presentazione alla stampa




1990 Triumph Prototipes1990 Triumph Prototipes1990 Triumph Prototipes
Motociclismo Luglio 1990 Motociclismo ottobre 1990

 


Esemplari quasi definitivi sono messi a dura prova nel 1990 per testarne l’affidabilità. Fra i test di durata più significativi vanno ricordate le due settimane di prove intensive sul circuito di Bruntingthorpe, che conta anche un rettilineo di tre chilometri di lunghezza. I quattro piloti collaudatori non riscontrarono rotture o anomalie meccaniche e si dichiararono molto soddisfatti sulle doti telaistiche dei mezzi. Nell'occasione i collaudatori eseguirono prove comparative con moto della concorrenza, in particolare con una Suzuki GSXR 1100.





1990 - Gary McDonnell tecnico e collaudatore Triumph in sella al prototipo Trophy durante
i test di resistenza nel circuito di Bruntingthrope






19 settembre 1990 - Salone di Colonia ritorno della Triumph


Il 19 settembre del 1990, al salone di Colonia in Germania, è presentata al grande pubblico la nuova gamma Triumph mossa da moderni motori a tre e quattro cilindri: le nude Trident 750 e 900, le gran turismo Trophy 900 e 1200 e le sportive Daytona in versione 750 e 1000cc.

John Bloor invita per l'occasione al salone tutti gli uomini che dal 1984 hanno lavorato alla rinascita Triumph.


Le nuove motociclette sono costruite con molti componenti provenienti dal Giappone visto che non esistono fabbriche inglesi che possano produrre questi componenti. Il resto però è tutto "made in UK", a partire dal telaio per arrivare ai motori. Le nuove motociclette hanno molto in comune fra di loro, ad Hinckley infatti, hanno optato per un progetto modulare che permetta di avere una ampia gamma di modelli ed allo stesso tempo una riduzione dei costi di progettazione ed una razionalizzazione della produzione. L'idea di modularità si rifaceva alle interessanti macchine modulari proposte dal capo della progettazione della vecchia BSA-Triumph Bert Hopwood nel lontano 1973.

Il motore di tipo modulare a tre o quattro cilindri è un'unità moderna per quei tempi (considerando anche le ultime Triumph prodotte negli anni '70…): testata, cilindri e monoblocco sono in lega leggera, la distribuzione è a bialbero in testa con quattro valvole per cilindro, la relativa catena di comando si trova sul lato sinistro e c'è un contralbero di equilibratura. Il raffreddamento è a liquido e all'alimentazione ci pensano tre (o quattro) carburatori valvola piatta Mikuni a depressione da 36 mm. Il cambio è a 5 o 6 marce a seconda della versione. I vari modelli montano i medesimi accessori (frizione a comando idraulico, cambio, carburatori, valvole, pistoni, ruote…), ed hanno lo stesso alesaggio ma con corsa variabile. Le varie cilindrate sono ottenute infatti variando il numero dei cilindri e la corsa del pistone: l'alesaggio è 76mm (casualmente lo stesso della Bonneville 750cc), la corsa è 55 ("corsa corta") o 65mm ("corsa lunga") ed il numero di cilindri varia da tre a quattro. In questo modo è possibile costruire quattro motori: un 750cc trecilindri corsa corta, un 900cc trecilindri corsa lunga, un 1000cc quattro cilindri corsa corta ed un 1200cc quattro cilindri corsa lunga. Le versione "corsa corta" e la Daytona 1000 hanno la compressione più elevata (11 contro 10,6) ed il diagramma di distribuzione più spinto. Potenze e coppie dichiarate sono:

- 90CV a 10.500 giri e 6,79 kgm a 8.500 giri, con regime max di 11.000 giri per la Trident e Daytona 750

- 100CV a 9.000 giri e 8,15 kgm a 6.500 giri, con regime max di 9.500 giri per la Trident e Trophy 900
-
141CV a 9.000 giri e 11,41 kgm a 8.000 giri, con regime max di 9.500 giri per la Trophy 1200
-
121CV a 10.500 giri e 9,0 kgm a 8.500 giri, con regime massimo di 11.500 giri per la Trident 900


La ciclistica è invece incentrata su un insolito telaio monotrave a culla aperta (passo 1490mm, angolo si sterzo 27° e avancorsa di 105mm) realizzato in acciaio speciale micro-alleggerito (600MP) mentre le sospensioni sono della giapponese Kayaba. Il forcellone in alluminio estruso è dotato di eccentrico per la regolazione del tiro della catena. Telaio, serbatoio, ruote, carrozzeria sono comuni per tutti i modelli. Sono però disponibili due cruscotti (uno per le Daytona ed uno per le Trophy e Trident), due forcelle da 43mm (una regolabile per le Daytona ed una più semplice per le Trophy e Trident) e due impianti frenanti (dischi flottanti per le Daytona e dischi fissi per Trophy e Trident). I blocchetti elettrici sono di derivazione kawasaki, così come altri piccoli particolari.

Alcuni componenti sono giapponesi (basamenti, cilindri, pistoni, telaio, strumentazione, leve, forcellone,...) mentre altri sono inglesi come parte della corrozzeria (by Polyeurea), serbatoio carburante, impianto di scarico (Motoad). In particolare provengono dal giappone l'impianto frenante
Nissin, le sospensioni Kayaba, i carburatori Mikuni, e la strumentazione Nippon Seiki.


Il telaio risulta simile a quello della Kawasaki GPZ900R del 1984 (eletta superbike dell'anno), anno in cui probabilmente i tecnici della nuova Triumph hanno iniziato a lavorare sul progetto. Alcuni sostengono che le nuove Triumph, ed in particolare il motore, sia una copia della GPZ citata precedentemente. E' fuori dubbio che quando il team inizia a gettare le basi per le nuove moto analizzi quella che era la miglior motocicletta del 1984, ma è altrettanto vero che nello sviluppo dei modelli la strada intrapresa dai tecnici inglesi si discosta dalla superbike giapponese come ad esempio il posizionamento della catena di distribuzione a destra del motore (e non nel centro) e la costruzione del blocco cilindri.

Le nuove moto convincono per la cura degli assemblaggi, la qualità costruttiva generale (niente a che vedere con le vecchie moto inglesi…), il motore (sia dal punto di vista dell'erogazione/prestazioni che estetico) e dall'affidabilità. Il prezzo è in linea con la concorrenza giapponese.
La produzione Triumph punta alla qualità del prodotto, utilizzando processi produttivi più costosi ma affidabili. Un esempio è la lunghezza del test di corrosione che per Triumph deve superare le 300 ore mentre per la concorrenza ne sono sufficienti 250 (anche per resistere meglio alla strade inglesi trattate con sale). L'unico appunto che viene mosso è, Trident a parte, la mancanza di personalità che identificava le motociclette inglesi di un tempo. 

Fortunatamente il mercato italiano ha un giovane importatore (Carlo Talamo) che proporrà nuovi colori e grafiche più sportive fin dal primo anno d'importazione (1992).



1991 Triumph Trophy 1200
Trophy 1200 preserie (1990)







Triumph entra dunque nel mercato con un primo lotto costituito da 100 Trophy 1200 che vengono spedite in Germania alla fine del 1990. Le moto non sono ancora definitive, tanto che l'avantreno monta le sospensioni regolabili e i dischi flottanti che saranno riservati, nella produzione di serie, alle sole Daytona. Il blocco cilindri della preserie (e forse anche delle primissime prodotte) si riconosce dalla mancanza delle nervature verticali (vedi foto).

1990 Triumph Trophy 1200 - lotto 100 pz
1990 - Triumph Trophy 1200 - Lotto 100pz preserie (sospensioni regolabili e dischi flottanti)


1990 Triumph Trophy 1200 1991 Triumph Trophy 1200
1990 - 1200 cc PRESERIE 1993 - 1200 cc PRODUZIONE




Immagini tratte dal catalogo Triumph 1990:

1990 Triumph Trident 750 preserie
1990 Triumph Trident 750 (preserie)

1990 Triumph Trident 900 preserie
1990 Triumph Trident 900 (preserie)

1990 Triumph Daytona 750 preserie
1990 Triumph Daytona 750 (preserie)

1990 Triumph Daytona 1000 preserie
1990 Triumph Daytona 1000 (preserie)

1990 Triumph Trophy 900 preserie
1990 Triumph Trophy 900 (preserie)

1990 Triumph Trophy 1200 preserie
1990 Triumph Trophy 1200 (preserie)




1991


1991 Pubblicità Triumph
Pubblicità inglese Triumph del 1991
Pubblicità italiana Triumph del 1991


Nella nuova fabbrica Triumph, uno stabilimento di 9000 metri quadri, lavorano 40 persone. John Rosamond, il padrone della vecchia cooperativa che gestì gli ultimi anni della storica Triumph di Meriden è nominato direttore marketing della nuova Triumph. Altri cinque lavoratori della "vecchia Triumph" sono assunti da Bloor. Le nuove motociclette non hanno niente in comune con i modelli della vecchia gloriosa Triumph nemmeno il logo è rimasto lo stesso. La produzione inizia nel febbraio del 1991 con una media di circa dieci moto al giorno. La prima motocicletta ad uscire dalla catena di montaggio è una Trophy 1200cc.


1991 Triumph Trophy 1200


La prima Trophy 1200 prodotta (1991) oggi esposta in fabbirca di Hinckey


1991 Triumph Trophy 1200
1991 - Trophy 1200 in produzione


Le prime Trophy 1200 verrano vendute in Germania (marzo 1991 - trophy 1200) e chiaramente in Inghilterra. Il continente australiano assorbirà nel primo anno 92 motociclette importate dai fratelli Chiodo, storici importatori Triumph dal 1975.

La Daytona 1000 è il secondo modello ad entrare in produzione a metà maggio '91. Ad inizio giugno vengono assemblate le prime trecilindri Trophy 900 e Daytona 750 ed alla fine dello stesso mese le Trident.

Ad ottobre del '91 arrivano le prime motociclette nel mercato olandese, austriaco e francese. Anche dal punto di vista commerciale c'è molto da fare, della vecchia rete vendite non è infatti rimasto quasi niente... e gli uomini di Bloor devono ricominciare quasi da zero. Si inizia con Francia, Germania ed Italia.

In un intervista del 1991 Mike Lock, allora responsabile commerciale per il mercato europeo, racconta che dopo il salone motociclistico di Colonia del 1990 ed il salone NEC inglese, sono state apportate alcune modifiche alla gamma (prima dell'entrata in produzione) indicate dal pubblico. Fra queste si evidenzia il manubrio più alto per le Trident (i prototipi infatti avevano un manubrio basso come si puà notare nelle foto riportate nei cataloghi 1990), nuove colorazioni per le Daytona (quelle originali non erano piaciute al pubblico).


1991 - Articoli nuova Triumph


Gli obbiettivi a medio termine sono una produzione di 10.000 moto/anno per poi stabilizzarsi a circa 15.000 pz/anno. Già in questi primissimi anni Triumph si sbilancia annunciando l'esistenze di un progetto di una versione aggiornata della Bonneville (che arriverà solo nel 2000).

La motocicletta con telaio nr. 1.000 (Trident 900) esce dallo stabilimento nel settembre del 1991.

Nel ottobre del 1991 sono importate le prime motociclette nei mercati Olanda, Australia e Francia.

Nel numero 10/1991 della rivista Motociclismo viene annunciata la nascita della Numero Tre l'importatrice in Italia delle Triumph fondata da Roberto Crepaldi, Carlo Talamo e Max Brun con sede a Milano in via Niccolini al civico 33. Le moto inglesi verranno presentate al pubblico italiano in occasione del salone motociclistico di Milano.

Le nuove Triumph saranno disponibili per i clienti italiani dal febbraio del 1992 ad un prezzo variabile dai 14 ai 18 milioni di lire (anche se potranno essere immatricolate solo dopo l'omologazione avvenuta nell'aprile dello stesso anno).

Alla fine del primo anno di produzione saranno prodotte circa 1200 motociclette.




Daytona 1000 (1991)


Daytona 1000 (1991)

Daytona 1000 (1991)

Motore T3

Testa tre cilindri

Albero motore


Trophy 900
Pistone 750

Pistone 900




Trophy 1200 - preserie 100pz
Trident 900



Trophy 900 e cruscotto Trident


Daytona 1000 (1991)

Daytona 1000 (1991)

Daytona 1000 (1991)




Nel numero di novembre 1991, Motociclicmo pubblica un articolo sulla nuova Daytona 1000 che, grazie a Wuming del forum Motard.it, vi proponiamo qui di seguito:

1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991
1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991 1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991
1991 Triumph Daytona Motociclismo Novembre 1991




In occasione del salone motociclistico EICMA tenutosi a Milano nel novembre del 1991, la nuova gamma Triumph viene presentata anche al pubblico italiano. Nel numero dicembre 1991 della rivista Motociclismo sono riportate alcune foto delle motociclette esposte dalla neonata Numero Tre importatrice ufficiale del marchio Triumph per l'Italia:


1991 Triumph Eicma Show 1991 1991 Triumph Eicma Show 1991 1991 Triumph Eicma Show 1991
1991 Triumph Eicma Show 1991 1991 Triumph Eicma Show 1991 1991 Triumph Eicma Show 1991
1991 EICMA Trophy 1200 1991 EICMA Daytona 1000 1991 EICMA Trident 750





1992


La gamma 1992 rimane sostanzialmente la stessa dell'anno precedente se non per le Trophy che vengono battezzate Trophy 3 e Trophy 4 guadagnando nuove grafiche (vedi pagina modelli per i dettagli).
La motocicletta numero 5000 (Trophy 1200) esce dallo stabilimento nel mese di settembre. Nella prima parte dell'anno iniziano le vendite nei mercati Italia, Spagna, Svizzera e Giappone. L'Australia importa, e vende, 172 motociclette.

Nel 1992 viene presentata al salone di Birmingham la Daytona 1200 accreditata di 147 cv.

Qui di seguito riportiamo un estratto dell'intervista registrata al salone di Birmingham al responsabile tecnico Allan Hurd in occasione della presentazione della gamma 1993:

"Le nostre Daytona si posizionano come concorrenti delle CBR o ZZR 1000, visto la potenza di 141CV della 1200cc ed i 100CV della 900. In più proniamo le Trident 750 e 900 che sono orientate ad utilizzo più stradale vista la mancanza della carenatura e possono essere considerate come concorrenti della nuova Suzuki GSX1100G. I prezzi di vendita saranno fissati a £6900 (Daytona 1200), £6200 (Daytona 900), £5600 (Trident 900) e £5200 (Trident 750)."

Perchè avete scelto di vendere le Triumph in Germania ed Inghilterra senza entrare nel mercato francese (mercato numero uno in Europa)?
"Noi pensiamo alla Francia, ma non vogliamo precipitare le cose. Sono oltre sei anni che lavoriamo sulla gamma delle nostre motociclette e vogliamo continuare ad avanzare un passo alla volta per non commettere errori. Abbiamo iniziato la commercializzazione in Inghilterra per ovvie ragioni, ed abbiamo pensato alla Germania perchè è un mercato esigente ritenendolo un ottimo banco di prova per testare la qualità delle nostre moto. Questo non vuol dire che ci dimenticheremo di Francia, Spagna o Italia ma semplicemente che arriveremo in un secondo tempo. E' inoltre doveroso ricordare che prima di vendere le nostre moto dobbiamo creare una struttura commerciale e post vendita tale da poter supportare al massimo la nostra clientela anche dopo l'acquisto del prodotto."

In Italia le Triumph, come già anticipato, sono commercializzate esclusivamente dall'importatrice Numero Tre.


La Trident 900 per il mercato italiano con grafiche personalizzate dall'importatore Talamo.




Trophy 1200 per il mercato italiano con grafiche personalizzate dall'importatore Talamo (1992)


1992 Triumph Daytona 750 1992 Triumph Daytona 1200 1992 Triumph Trident 750
1992 Daytona 750
1992 Daytona 1200
1992 Trident 1200
1992 Triumph Trident 900 1992 Triumph Trophy 900 1992 Triumph Trophy 1200
1992 Trident 900
1992 Trophy 900
1992 Trophy 1200


1992 Daytona 750
1992 Albero motore e cambio






1993







Daytona 900 trecilindri


Trident 750

La produzione continua a crescere e già nel luglio del 1993 sono raggiunte le 10.000 motociclette con l'uscita della catena di montaggio di una Sprint 900. Le due Trident rappresentano da sole quasi il 60% delle richieste.

Nel 1993 viene aggiornata l'intera gamma delle motociclette. Le moto della gamma '91-'92 non erano ben segmentate: la Trophy era troppo sportiva per come tourer, le Daytona poco sportive e le Trident un pò anonime come colorazione. Con il '93 vengono caratterizzate in modo chiaro i filoni dei vari modelli e finalmente anche dal punto di vista delle colorazioni disponibili si inizia a vedere qualcosa di interessante. Un impianto di verniciatura a polvere epossidica è acquistato ed installato ad Hinckley per aumentare la qualità delle rifiniture. I telai ed i motori vengono quindi verniciati in casa: "grafite" per i modelli Trophy e Sprint ed "nero" per i modelli sportivi Daytona e Trident. I collettori di scarico di tutta la produzione sono cromati in nero dall'aspetto satinato. Altre modifiche di rilievo della gamma sono le fiancatine laterali con una linea più slanciata, e una nuova gamma di colori.

Nuove Daytona 1200/900

Le nuove Daytona 900 e 1200, presentate al salone di
Birmingham nel 1992 e sostituiscono i precedenti modelli 750 e 1000 caratterizzando così le Daytonacon un impronta più sportiva. Sono riconoscibili dalla nuova linea della parte posteriore completamente rivista e dalle segueni modifiche: foderi della forcella neri, cerchi verniciati di nero, cupolino più basso, dalla sella ad altezza ridotta a 790mm dotata di coprisella posteriore, terminali di scarico lucidati dalla linea più sportiva. Sono rimasti invariati il serbatoio benzina e le carenature. Altra caratteristica che distingue le nuove daytona sono le nuove colorazioni, fra cui spicca Racing Yellow. La nuova Daytona 900 mantiene le stesse specifiche tecniche dei modelli Trident e Trophy 900 (tre cilindri 885cc da 100CV) e lo stesso telaio della "vecchie" Daytona. La versione 1200 monta, rispetto alla versione della Trophy, pistoni a compressione maggiore 12:1 (contro il precedente 10,6:1), nuovi alberi a camme più spinti e guide valvole più corte che portano la quattro cilindri ad erogare 147 CV (DIN). Il rapporto finale di trasmissione è 18/43. Il telaio è quello di sempre ma abbinato ad una forcella Kayaba da 43mm e mono ammortizzatore progressivo con molle più dure.

Nuova (Trident) Sprint 900
Appare per la prima volta una dei modelli più longevi della casa Triumph: la Trident Sprint 900. Si tratta in sostanza di una Trident dotata di mezzacarenatura con doppio faro tondo. Le carene laterali riportano il logo Trident. Il motore è verniciato in grigio antracite e i silenziatori sono specifici.

Nuova Tiger 900
Altra novità è la proposta enduro-stradale denominata Tiger che entra in concorrenza con la Cagiva Elefant e la Yamaha Super Ténéré. Il motore comune a Trident e Trophy  è stato addolcito nell'erogazione (85 CV) ed irrobustito nella coppia grazie ad alberi a camme specifici, valori d'anticipo diversi. Il rapporto di demoltiplicazione è di 18/48. Particolarità di questo primo anno di produzione è il carter motore in tinta con la carrozzeria.
L'introduzione della Tiger coincide anche con il primo serbatoio in plastica costruito da Triumph e l'utilizzo di sospensioni più evolute rispetto ai modelli fino a questo momento in produzione.


1993 - Salone Motociclo di Milano Triumph
1993 - Salone del Motociclo di Milano - Dietro la Trident in primo piano spunta il codone giallo di una special...



Video gamma 1993 (5' 54" - 34Mb)


1993 Trophy 900
Sprint  (trident)  900
Motore nero
1993 Trophy 900
1993 Triumph Daytona 900 1993 Trident 900 1993 Trident 900
1993 Daytona 900
1993 Trident 900
1993 Trident 900
1993 Sprint 900 1993 Tiger 900 1993 Tiger 900
1993 Sprint (Trident) 900
1993 Tiger 900
1993 Tiger 900










Particolare rifinitura, rigorosamente a mano, del serbatoio per una Trident





1994

Il 1994 è l'anno in cui nasce uno dei futuri bestseller di Triumph: la Speed Triple. Un ulteriore nuovo modello va ad arricchire il catalogo Triumph: la Daytona Super III. 

La Trident 900, il modello più venduto della casa, ha ora la sospensione posteriore a doppia regolazione, le leve dei freni regolabili ed un nuovo faro con supporto freccie cromato. La versione 750cc, disponibile solo nella colorazione verde inglese, dispone di una nuova sella. Il prezzo di listino è 12.500.000 e 14.000.000 di lire rispettivamente.

Oltre a questo il '94 va ricordato per la nascita della divisione accessori (che inizialmente si compone di sole due persone) e per il ritorno nel mercato americano grazie alla fondazione in marzo di "Triumph Motorcycles America Ltd" per il mercato USA che inizierà l'importazione nel 1995. Con il salone motociclistico di Toronto, Triumph fa il suo ingresso ufficiale nel mercato canadese. Questi due mercati rappresentavano il grosso delle vendite della Triumph di Meriden negli anni '50-'60.

La volontà di rifarsi al glorioso passato si nota dai piccoli particolari come la presenza sulla piastra superiore, in tutta la gamma, della placca triangolare marchiata Triumph, che una volta compariva sui coperchi carter dei gloriosi bicilindrici di Meriden. Nei modelli prededenti la piastra era fissata solamente sul telaio (con integrata il numero del brevetto).

Nel corso dell'anno tutti i modelli ricevono i nuovi carter allegeriti apparsi in anterprima con il modello Daytona Super III: la fusione delle testate e dei carter avviene viene eseguita in sabbia a bassa pressione (in luogo alla tradizionale alta pressione) così da ottenere materiali più resistenti (trazione), un risparmio di peso del circa 20% e migliori tolleranze costruttive.

La Sprint guadagna i dischi flottanti della Nissin da 320mm all'avantreno ed il 255 al posteriore della Daytona: viene così risolto il punto debole della Sprint segnalato da clienti e stampa specializzata. Nuovo anche il maniglione per sollevare la moto nel cavalletto centrale.

Vengono approvati dal comune di Hinckey i piani per l'ampliamento dello stabilimento nel nuovo millennio al fine di aumentare la capacità produttiva. 

In occasione del GP di Donington per le superbike inglesi, in programma il 24 luglio 1994, è organizzata una gara riservata alle Speed Triple 900. Questà sarà la prima uscita in pista per la casa inglese, che varerà nel corso del 1995 il trofeo monomarca "Speed Triple Challenge Race". Testimonial dell'evento è il pilota inglese Ron Haslam.

Nuova Speed Triple (T309)
Questa nuova cafè racer, il cui nome ricorda la mitica Speed Twin del '36 di Turner ed il cui look si rifà alle mitiche cafè racer che spopolavano negli anni 50-60, deriva dalla Trident 900 alla quale sono state apportate le seguenti modifiche : nuovo cruscotto quasi verticale con sfondo bianco, colorazione completamente nera, coprisellino in tinta, semimanubri ed impianto di scarico con look più sportivo. Il motore rimane lo stesso tre cilindri 885cc con 98CV dichiarati, frizione a comando idraulico. Il cambio è a cinque marce (anzichè 6 della Trident 900) e sono utilizzati i nuovi carter allegeriti (vedi Daytona 900 Super-III). La sua più diretta concorrente è la Ducati Monster 900. Al salone di Milano del 1993 viene presento anche un esemplare verniciato dello stesso Racing Yellow proprio della Daytona, colore che entrerà in produzione ma non verrà venduto in Italia. Sul nostro mercato la Speed sarà disponibile nei colori jet(diablo) black e orange fireball. In Italia viene venduta a 16 milioni di lire riscuotendo un buon successo, in breve diventerà la Triumph più venduta in Italia e sarà riconosciuta come "la" cafè racer degli anni '90. Maggiori informazioni alla pagina Storia Speed Triple.



Trident  900






Speed Triple




Daytona Super III
Nuova Daytona Super-III
Derivata dalla Daytona 900 trecilindri, il nuovo modello è dotato di molti particolari in fibra di carbonio (parafanghi, carter copri catena e rivestimento degli scarichi). L'impianto frenante è dotato di pinza a 6 pistoncini. Ma le modifiche più interessanti sono all'interno. Grazie alla collaborazione con "Cosworth Castings" vengono rivisti i carter del motore (disegno, stampi e metodo di costruzione - pressure sandcast method) riducendo così di 4,5 kg il peso del motore stesso oltre a migliorare le tolleranze di lavorazione. I nuovi carter non hanno più il foro d'accesso alla ruota libera. Altre modifiche apportate sono la revisione del sistema di regolazione automatica del gioco della catena di distribuzione primaria ed relativo trattamento termico ed il rinforzo della ruota libera. I nuovi alberi a cammes offrono nuovi diagrammi più spinti per migliorare la coppia di erogazione. Sempre in collaborazione con Cosworth vengono ristudiati pistoni, valvole e condotti di alimentazione. Il rapporto di compressione cresce a 12:1 grazie a pistoni ad altra compressione e ad una nuova lavorazione della testa. Tutto questo lavoro porta ad erogare una potenza di 115 cv. Questo modello, costruito in serie limitata, viene assemblato completamente a mano e prodotto in serie limitata ed invendita in Italia a 21.000.000 delle vecchie lire.





La Triumph presenta al salone di Colonia le novità per il 1995 fra cui la nuova Thunderbird:



1994 Daytona 1200 1994 Daytona 1200 1994 Daytona 1200
1994 Daytona 1200

1994 Daytona 1200

1994 Daytona 1200

1994 Daytona Super III 1994 Daytona Super III 1994 Speed Triple
1994 Daytona Super III

1994 Daytona Super III

1994 Speed Triple

1994 Speed Triple 1994 Tiger 900 1994 Tiger 900
1994 Speed Triple

1994 Tiger 900

1994 Tiger 900

1994 Trident 900 1994 Triden 900 1994 Sprint 900
1994 Trident 900

1994 Trident 900

1994 Sprint 900
 
1994 Sprint 900 1994 Sprint 900 1994 Trophy
1994 Sprint 900

1994 Sprint 900

1994 Trophy 4 (1200)





Daytona 1200 vs Porsche 3.6 Turbo da Classic Bike 02-1994 (Grazie a Wuming)

 

1994 Factory Triumph

1994 Factory Triumph

1994 Factory Triumph




1995

Motociclismo Maggio 1995



MCN "scoop" del 1994



Thunderbird




Bozzetto non ufficiale  (grazie a Frosty)


Bozzetto ufficiale


Consegna da parte di Darren Payne (direttore marketing Triumph) della prima Thunderbird 900 a Mr.Arai.

Il 1995 va ricordato per il ritorno di Triumph alla motocicletta "classica", inizia infatti la vendita della Thunderbird, la nuova motocicletta dalla linea retrò presentata l'anno precedente al salone di Colonia. John Bloor non vuole infatti dimenticare il passato, ed a fianco delle motociclette moderne della serie sport e touring vuole affiancare una gamma classic iniziando appunto dalla Thunderbird. 

Altra novità è la nuova linea di abbigliamento ed accessori chiamata Triple Connection disponibile a catalogo. Nuovi distributori sono aperti in Sud Africa e Singapore.

Nel mese di agosto sono raggiunte le 30.000 motociclette prodotte dall'inizio dell'era Bloor (la Thunderbird con il telaio nr. 30.000 ora accoglie i visitatori nell'ingresso principale della sede di Triumph Australia).

L'azienda impiega circa 300 persone e la produzione annuale si attesta a 12.000 unità. La Trident del 1992 del cliente Andy Utting, dopo aver percorso oltre 250.000 miglia, viene riacquistata da Triumph per un'analisi approfondita, in cambio riceve una nuova Daytona 900. Si iniziano a vedere nelle riviste del settore le prime foto "rubate" della nuova T509 (vedi dettagli più avanti). Vengono introdotte le pinze freno anteriori marchiate "Triumph" anzichè "Nissin" in quasi tutta la gamma.  Harry Robson è il responsabile qualità Triumph.


Nuova Thunderbird
Alla presentazione della gamma del 1991, i nostalgici della vecchia Triumph si aspettavano qualcosa più vicino alla produzione classica di Meriden. A distanza di cinque anni Triumph presenta la Thunderbird basata sul  moderno trecilindri ma con linee classiche. Il nome rievoca la mitica moto utilizzata da Marlon Brando nel film "Il Selvaggio" degli anni '50 e l'azzeccata estetica ricorda le storiche bicilindriche d'epoca fin dal fregio sul serbatoio. Il tre cilindri 900 subisce alcune modifiche per ridurne la potenza a 70 CV: il rapporto di compressione che scende da 10,6:1 a 10,1:1, vengono adeguati carburazione-scarico-filtro d'aria e sostituiti gli alberi a cammes (uguali a quelli montati nella Tiger). Il motore è caratterizzato anche esteticamente grazie all'abbondanza delle cromature e alla nuove forme esterne (tutte le fusioni delle parti esterne, tranne il carter inferiore, sono  riviste), così come il telaio viene aggiornato con il nuovo telaietto posteriore a tubi tondi. Dotata di ruote a raggi (36 raggi all'anteriore e 40 al posteriore) fornite dallo stesso storico produttore delle ruote originali dell'era Meriden, la Thunderbird è dotata del disco freno di diametro più elevato fino ad ora utilizzato da Triumph (320mm anteriore e 285mm posteriore). Per lo sviluppo di questo di questo nuovo modello sono serviti circa 18 mesi di lavoro, un costo di oltre un milione di sterline, circa 9-12 mesi per aggiornare gli impianti produtti compresi le nuove attrezzature per eseguire le cromature in casa. Triumph dedica il 25% della capacità produttiva a questo nuovo modello. I colori disponibili sono Diablo Black, Aegean Blue, Cherry Red e Cherry Red/Cream.




La Triumph ritorna a Hollywood con la nuova Thunderbird 900 presente nel set del nuovo film d'avventura Barb Wire con protagonista Pamela Anderson. La T-Bird per l'occasione è "accessiorata" con due missili...



La prima Thunderbird uscita dalla linea di montaggio viene imballata e spedita in giappone dove è consegnata, il 28 gennaio del 1995, a Mr.Arai proprietario dell'omonima azienda di caschi che si era innamorato della moto dopo averla vista al salone di Colonia. La T-bird di Mr.Arai fa parte del primo lotto di 130 pz in consegna nei primi mesi dell'anno.



Altra novità per il 1995, anticipate nel corso del salone di Colonia dell'anno precedente, è il restyling della zona centrale e posteriore della Sprin ST che si presenta più tondeggiante e con due inedite maniglie sul codone. Altre modifiche sono l'utilizzo dei cerchioni a tre razze forniti da Brembo (e già utilizzati sulla Daytona), i nuovi silenziatori e le pinze freno anteriori marchiate "Triumph":



Triumph Sprint MY1995 fotografata al salone di Colonia del 1994



1995 Triumph Factory


Lo stabilimento Triumph è fra i più moderni al mondo. Ad esempio il magazzino interno dei componenti è completamente automatizzato mentre i collaudi durante la produzione sono frequenti: il motore per esempio viene testato prima di essere montato nel telaio verificando il corretto funzionamento dell'accensione, alternatore, compressione, perdite e altri importanti controlli. 

1995 Triumph Factory


Ogni singolo pezzo della carrozzeria è controllato e rifinito a mano ed ogni motocicletta viene testata nel banco a rulli misurandone la potenza e verificando, oltre alla frenata, gli altri paramentri funzionali. Il collaudore Bill  (ultima foto in basso a destra) percorre circa 20.000 km all'anno senza muoversi di un solo passo!


1995 Triumph Factory

Verniciatura
Telai
Cromatura
1995 Triumph Daytona 1200 1995 Triumph Daytona 1200
Teste

Daytona 1200

Daytona 1200
1995 Daytona Super 3 1995 Daytona Super 3 1995 Triumph Speed Triple
Daytona Super III
Daytona Super III
Speed Triple
1995 Triumph Speed Triple 1995 Triumph Sprint 1995 Triumph Sprint
Speed Triple
Sprint
Sprint
1995 Triumph Thunderbird 1995 Triumph Thunderbird 1995 Triumph Tiger
Thunderbird
Thunderbird
Tiger
1995 Triumph Trident 1995 Triumph Trophy
Trident
Trophy


In occasione del salone motocicilistico di Milano, la Numero Tre - importatore ufficiale Triumph per l'Italia, presenta alcuni kit di modifica per la Trident, Speed Triple e sopratutto presenta la Thunderbird Sport che sarà successivamente ripresa dalla casa madre e messa in produzione:


1994 Salone Motociclistico EICMA Milano Triumph 1994 Salone Motociclistico EICMA Milano Triumph




1996

Entrano in produzione la nuova Trophy e la Adventurer presentate ai saloni di Francoforte e Parigi l'anno precedente. La Thunderbird approda al cinema guidata da Pamela Anderson nel film Barb Wire (dove compare anche una Tiger). Si inizia a costruire un secondo stabilimento per la produzione di moto (massima capacità produttiva 50.000/anno contro i 15.000/anno attuali). La motocicletta con telaio nr. 40.000 (Trophy 1200 per l'Australia) esce dallo stabilimento  nel mese di aprile del 1996.

Nel settembre del 1996 nasce anche il Riders Association of Triumph (RAT) il club che riunisce tutti i possessori di motociclette Triumph e viene stampato il primo numero della rivista RAT "Torque".

Iniziano le esportazione nei mercati della Malesia e Thailandia. I motori vengono rivisti per ridurre l'assorbimento elettrico al fine di ridurre il consumo della batteria nell'uso cittadino, viene utilizzata una ruota libera. Il diametro dei collettori di scarico aumenta leggermente per incrementare la potenza ai bassi regimi.

La Daytona di Jack Lilley arriva al 33° posto del Production TT di Man: è il primo rientro del triple nelle corse.

In occasione del salone di Colonia sono presentate alla stampa le nuove T509 Speed Triple e T595 Daytona.

Nuova Trophy
La Trophy è profondamente rivista sia nello stile che nell'equipaggiamento e si volge nettamente al granturismo, perdendo un po' di sportività rispetto al precedente modello. Completamente nuova la carenatura con gruppi ottici separati regolabili, ampie feritorie laterali per smaltire il calore del motore ed un ampio cupolino per migliorare la protezione del pilota. Il cruscotto, fornito dalla CEV,  riprende quello della Speed Triple con l'aggiunta dell'orologio e indicatore di benzina mentre i fianchetti e codino sono quelli della Sprint. Altre modifiche sono il nuovo portapedane, l'ampia sella con supporto lombare. Opzionali sono le borse da 32 litri ed il parabrezza più alto. I motori disponibili sono il 3 cilindri da 98CV ed il 1200cc da 108CV e 10,6 kgm a 5000giri/min, invariati rispetto ai precedenti modelli se non nello scarico e nella carburazione. Colori disponibili:
British Racing Green, Pacific Blue e Merlot Red.


Nuova Adventurer
La nuova Adventurer è la versione custom della Thunderbird presentata nel '95. Le modifiche più evidenti sono: manubrio alto, sella monoposto (a richiesta biposto), parafango posteriore (stile Harley), marmitte a megafono, motore parzialmente cromato, e serbatorio bicolore con marchio Triumph che riprende il logo in voga negli anni '60. Dal punto di vista motoristico non ci sono differenze rispetto alla Thunderbird.
Colori disponibili: Heritage Gold/Ivory e Violet/Ivory.


Nuova Trophy  (1996)


Adventurer (1996)


Speed Triple (1996)


Produzione a  Hinckley 1996

Nel 1996 muore all'età di 88 anni, Bert Hopwood che oltre ad essere stato in Triumph/Bsa dal 1964 al 1973 è anche il papà di alcune delle più famose moto inglesi di tutti i tempi fra cui ricordiamo la Trident/Rocket tre cilindri, la Norton Dominator e la BSA A10. Hopwood è inoltre autore di un famoso libro che racconta la storia del declino dell'industria motociclistica inglese ("Whatever Happened to the British Motor Cycle Industry?") che vi consiglio di leggere.

Adventurer (Salone Parigi 1995)
Speed Triple (Salone Parigi 1995)
 
Trophy (Salone Parigi 1995)
 
1996 Triumph Adventurer 1996 Triumph Adventurer 1996 Triumph Adventurer
1996 Adventurer
 
1996 Adventurer
 
1996 Adventurer
 
1996 Triumph Adventurer 1996 Triumph Thunderbird 1996 Triumph Thunderbird
1996 Adventurer
 
1996 Thunderbird
 
1996 Thunderbird
 
1996 Triumph Thunderbird 1996 Triumph Thunderbird 1996 Triumph Thunderbird
1996 Thunderbird
 
1996 Thunderbird
 
1996 Thunderbird
 
1996 Triumph Daytona 1200 1996 Triumph Daytona 1200 1996 Triumph Daytona 1200
1996 Daytona 1200
 
1996 Daytona 1200
 
1996 Daytona 1200
 
1996 Triumph Daytona 1200 1996 Triumph Daytona 1200 1996 Triumph Daytona 1200
1996 Daytona 1200
 
1996 Daytona 1200
 
1996 Daytona 1200
 
1996 Triumph Daytona Super 3 1996 Triumph Daytona Super 3 1996 Triumph Daytona Super 3
1996 Daytona Super 3
 
1996 Daytona Super 3
 
1996 Daytona Super 3
 
1996 Triumph Daytona Super 3 1996 Triumph Sprint 1996 Triumph Sprint
1996 Daytona Super 3
 
1996 Sprint
 
1996 Sprint
 
1996 Triumph Sprint 1996 Triumph Trident 1996 Triumph Trident
1996 Sprint
 
1996 Trident
 
1996 Trident
 
1996 Triumph Trident 1996 Triumph Trident 1996 Triumph Trophy
1996 Trident
 
1996 Trident
 
1996 Trophy
 
1996 Triumph Trophy 1996 Triumph Trophy 1996 Triumph Trophy
1996 Trophy
 
1996 Trophy
 
1996 Trophy
 








1997

Prototipo Daytona T595 durante i collaudi finali: rappresenterà un importante step evolutivo per la casa inglese.


Daytona T595








Daytona T595 primi
esemplari telaio lucido






Motore T595










Speed Triple T509


Speed Triple T509 - Prototipo


Motociclismo e Torque 1997


Sito Web Triumph - 1997

Anno importante per il marchio inglese in quanto entra in produzione la nuova Daytona T595, la prima motocicletta che si discosta nettamente dai precedenti modelli (telaio, motore, iniezione,...). Altra importante novità è la presentazione della nuova Speed Triple T509 derivata dalla Daytona T595. Escono di produzione la Daytona 900, la Daytona Super III e la "vecchia" Speed Triple T309 mentre la Daytona 1200 rimane a catalogo fino a fine anno. Nuova versione della Sprint denominata "Sport".

Più di 11.000 motociclisti hanno visitato lo stabilimento di Hinckley dal 1991. La struttura dell'azienda è composta da 350 dipendenti, si lavora in due turni dalle otto di mattina alle 23 di sera producendo circa 80 motociclette al giorno che verranno vendute in oltre 35 paesi nel mondo. La motocicletta con telaio nr. 50.000 (Daytona T595) esce dallo stabilimento nel mese di maggio del 1997.

Nel mese di giugno il trentanovenne Nick Sanders fa registrare il nuovo record mondiale di circumnavigazione del globo terrestre in moto. Per compiere tutto il tragitto di oltre 32.000 km a bordo della sua Daytona 900 impiegò 31 giorni e 21 ore. Nel mese di Agosto MCN annuncia il nuovo progetto di Triumph di costruire una sportiva 600cc quattro cilindri denominata TT600 da 110 CV basata sulla tecnologia della Daytona T595. Vengono scartati il progetto di una Daytona 750 e di un nuovo motore trecilindri da 680cc.

Nel numero di ottobre della rivista inglese "Classic Bike" è pubblicato una bozza di un bicilindrico che potrebbe essere della futura Bonneville, voci sempre più consistenti annunciano la rinascita di un motocicletta che porta il legendario nome del lago salato.

Nuova Daytona T595
La casa inglese commercializza la nuovissima Daytona T595 con la quale spera di inserirsi nuovamente nel mercato delle supersportive dove le regine del tempo sono la Ducati 916 e la Honda Fireblade CBR 900RR. Già nel 1996 si erano viste le prime foto dei primi prototipi mentre la presentazione risale all'autunno dell'anno precedente in occasione del salone di Colonia (1996). Poche settimane dopo la presentazione, la T595 viene presentata al Nec Show di Birmingham con una lista di 800 ordini, e dopo il NEC il numero di moto ordinate salì a 1400.  Dopo le prime positive recensioni delle riviste del settore, in primavera, si arrivo a 1850 Daytona T595 vendute, oltre il 50% del totale vendite di Triumph di quell'anno. 1000 sono le T595 immatricolate nel 1998

La moto è completamente nuova e non ha più nulla del vecchio modello, la costante crescita dei volumi di vendita diede la possibilità di abbandonare la politica della modularità e di disegnare un modello senza vincoli (o quasi). Il progetto, contrariamente a quanto fatto in passato, è il risultato di uno studio mirato che ha interessato ogni parte della motocicletta. La linea della carenatura dovrebbe essere opera di John Mockett, che ha lavorato per molti dei maggiori team del motomondiale.

Il bellissimo telaio in alluminio a tubi ovali di soli 12 kg (parzialmente lucidato nei primi esemplari), viene sviluppato in collaborazione con Harris uno dei massimi specialisti inglesi famoso all'epoca per le sue realizzazioni da GP utilizzate nel motomondiale da molti privati. Come le contemporanee Ducati 916 e Honda RC45, la nuova Daytona adotta un bel forcellone monobraccio in lega (fornito da Brembo che tra l'altro fornisce anche i cerchi), mentre le sospensioni multiregolabili sono Showa; la forcella è tradizionale con steli da 45mm ha una corsa di 120mm proprio come la CBR mentre il mono posteriore è dotato di leveraggi ad azione progressiva. Infine i freni, tre dischi studiati in collaborazione con il fornitore storico Nissin: anteriori da 320 mm con pinze a quattro pistoncini di diametro differenziato e disco posteriore da 220 mm. I cerchi a tre razze montano pneumatici 120/70-17 e 190/50-17.

Abbandonata l’alimentazione a carburatori, il motore della T595 a tre cilindri conta su un sofisticato sistema ad iniezione della francese Sagem con centralina MC2000 programmabile dotata di sistema autodiagnostico, una rarità per quei tempi. Il "cervello elettronico" è in grado di elaborare le informazioni dai sensori di pressione atmosferica, posizione farfalle, posizione alberi a camme, posizione albero motore, le temperature del liquido di raffreddamento e dell'aria esterna. Il propulsore è "appeso" al telaio e funge da elemento stressato. Per alcuni mercati è prevista una sonda lambda con catalizzatore (close loop catalytic converter). Rispetto al modello precedente T309, la T595 pesa 35 kg in meno!

Il motore, sempre un tre cilindri, viene completamento riprogettato con il supporto della Lotus Engineering per quanto riguarda l'ottimizzazione dei flussi della testa, la camera di combusione ed il profilo delle cammes. Il progetto del motore inizia a fine del 1994 e nell'agosto del '95 è pronto per i collaudi su strada. Deriva dalla versione della Daytona Super III al quale vengono apportate molte modifiche fra le quali: carter centrali più leggeri, coperchi valvole, albero a cammes e testa allegeriti. Vengono riviste le fusioni esterne dei cilindri rendendoli più leggeri. Il tutto permetterà di togliere oltre 10kg al solo motore grazie anche all'utilizzo del magnesio per la costruzione dei copricarter frizione, pompa acqua e della testa. Rispetto al precedente l'alesaggio passa da 76 a 79 mm (cilindrata da 885 a 955cc) mentre le valvole passano da 30 e 26 (aspirazione e scarico) a 32,5 e 28 mm. Vengono rivisti i flussi interni, il profilo delle camme, l'air-box, i condotti, i cambio (sempre a 6 rapporti) e la frizione. Le bobine sono separate ed integrate alla connesione candela. La potenza dichiarata prevista è vicina ai 130CV. Da notare il comando della frizione che passa dal precedente idraulico al classico a corda (riduzione peso) e l'aggiunta del circuito di raffreddamento dell'olio con apposito radiatore. E' utilizzata una batteria sigillata per ridurre le operazioni di manutenzione.

L'idea di questo progetto nasce nel 1994 su specifica richiesta del patron Bloor tenendo come riferimento la Honda CBR900. Inizialmente il team di lavoro era composto da 50 tecnici con l'obbiettivo di terminare il progetto entro la fine dell'anno. I primi due progetti proposti furono bocciati da Bloor stesso (il primo perchè ritenuto non abbastanza originale, mentre il secondo perchè troppo oneroso). Il terzo progetto, T509, era quello giusto. Vennero costruiti i primi prototipi con non pochi problemi. Si racconta che per verificarne la stabilità areodinamica fu necessario montare un turbocompressore al motore che non riusciva, nei primi campioni, a raggiungere i 110CV. I primi sei esemplari realizzati furono sottoposti a test di durata su strada in Germania, Italia e America e poi riportati in azienda per studiare l'usura dei vari componenti.

Nuova Speed Triple T509
Assieme alla nuova Daytona T595, è disponibile anche la nuova Speed Triple T509. Si tratta di una Daytona T595 spogliata della carenatura integrale e personalizzata con un manubrio alto (stile cross) e da quel caratteristico doppio fanale cromato solidale con il telaio (disponibili come optional il faro singolo ed i semimanubri). Rispetto al motore 955 della Daytona T595, il trecilindri della Speed Triple si differenzia per la cilindrata ridotta a 885 cc ottenuta con la riduzione dell'alesaggio, il diverso diagramma di distribuzione, valvole di diametro ridotto (da 32,5 a 30mm l'aspirazione, da 28 a 26mm quelle di scarico) ed una diversa mappatura della centralina. Della vecchia Speed Triple solo la grafica del nome nel codone è rimasta uguale. Da 98 si passa a 108 cv dichiarati (in realtà sono una decina in meno e quindi in linea con la precedente T309), dai carburatori all'iniezione, peso scende di oltre 25 kg arrivando a quota 196 kg. Per maggiori dettagli è sufficiente leggere le caratteristiche sopra riportate relative alla Daytona T595 dalla quale deriva. Da sottolineare che è la prima volta che un forcellone monobraccio viene utilizzato in una naked di serie. Le prime Speed T509 presentate avevano alcune peculiarità: telaio lucidato, radiatore acqua di forma più larga e meno alta, radiatore olio in posizione inclinata. In breve diventerà la Triumph più venduta.

Nuova Sprint Sport
Alla Sprint 900 si affianca un nuovo modello denominato Sprint Sport che differisce dalla versione Standard per il motore nero, la forcella anteriore regolabile della Daytona, i semi manubrui e gli scarichi alti. Disponible nel solo colore Jet Black non compare nei cataloghi pubblicati ad inizio anno.


 

1997 Triumph Adventurer 1997 Triumph Thunderbird 1997 Triumph Tiger
Adventurer

Thunderbird

Tiger

1997 Triumph Trident 900 1997 Triumph Trophy 1997 Triumph Trophy
Trident
Trophy
Trophy

Al salone motocicilistico di Milano vengono esposte le novità per il 1998 fra cui la nuova Thunderbird Sport e  le Sprint Executive e Sport (già in vendita nel 1997 in UK):






1998

Entrano in produzione due nuovi modelli: Thunderbird Sport e Sprint Executive. Tutti i motori trecilindri montano la batteria di carburatori KEIHIN CVK da 36mm al posto dei precedenti MIKUNI BST 36 (dal telaio  n.62507). Viene festeggiata la motocicletta numero 70.000, mentre l'anno successivo verrà raggiunta quota 90.000. Ultimo anno di produzione per le Trident e le Sprint. Una Daytona T595 vince la gara "Pro Thunder" alla Daytona Racer Week.


Aggiornamenti anche per le Trident che oltre ai nuovi colori (blu per la 750, blu/argento e nero/rosso per la 900) che guadagna fianchetti, codino e maniglie passeggero della Sprint:

Triumph Trident 750 MY1998
Trindent 750 MY1998 al salone di Milano del 1997


Sprint Executive



Thunderbird Sport

Nuova Thunderbird Sport

La Thunderbird Sport, presentata al salone di Milano l'anno precedente, con il caratteristico doppio scarico riprende la linea dalla mitica X-75 Hurricane disegnata da Craig Vetter. Derivata dalla Thunderbird la versione Sport ha una linea più sportiva ed un motore con prestazioni adeguate alla nuova linea. La potenza passa da 70 a 83 CV grazie ad un nuovo diagramma di distribuzione. Il cambio passa da cinque a sei marce, mantenendo gli stessi rapporti di trasmissione, la sesta è infatti utilizzata come overdrive. Come per il resto della gamma trecilindri la batteria di carburatori è fornita da Keihin. Il forcellone posteriore è leggermente più lungo ed il cerchi sono da 17" anzichè 18" (ant) e 16" (post) della versione standard. La forcella anteriore guadagna la regolazione in compressione e precarico oltre ad un'escursione maggiore, così come il mono posteriore. L'impianto frenante anteriore è dotato di due dischi da 310mm anzichè singolo. Il progetto iniziale prevedeva tre silenziatori sovrapposti come la Hurricane X-75, ma le norme di omologazioni hanno richiesto la riduzione a due soli scarichi. Caratteristici i coperchi dei filtri aria cromati e forati, così come le leve freno e frizione regolabili in quattro posizioni. Colori disponibili Racing Yellow/Jet Black e Tornado Red/Jet Black. L'idea originale dela Thunderbird Sport è di Carlo Talamo, il geniale importatore italiano, che partendo dalla Thunderbird di produzione crea una piccola seria di trenta special in chiave sportiva diverse l'una dall'altra.


Nuova Sprint Executive (e Sport)

La Sprint "classica" viene sdoppiata in due modelli distinti, la versione "Sport" vista l'anno precedente e la nuova Sprint "Executive", presentata in anterprima al salone di Milano del 1997. La "Executive" è votata al turismo ed è caratterizzata dalla presenza delle borse laterali e da un nuovo monoammortizzatore posteriore regolabile nella compressione e nell'idraulica. I colori disponibili sono Pacific Blue, Platinum, Volcanic Red e British Racing Green.

La Sprint Sport, già in vendita in UK l'anno precedente, è caratterizzata da scarichi più performanti e mezzi manubri più bassi. Le sospensioni sono completamente regolabili. Disponibile in Tornado Red e Jet Black.


  
Triumph Sprint Executive (salone Milano 1997)       Triumph Sprint Sport (salone Milano 1997)



1998 Triumph Sprint Executive

1998 Triumph Sprint Executive

1998 Triumph Sprint Executive
1998 Triumph Sprint Executive



Tiger

Daytona T595

Trophy



Anteprima Sprint ST e rumor della Falcon T806 (la futura TT600):

1998 Triumph news






Salone Colonia 1998


Al salone di Colonia la Triumph presenta in anteprima le inedite Sprint ST e Tiger dotate di nuovo telaio.

la nuova Sprint ST con il nuovo telaio perimetrale in alluminio ed il motore trecilindri 955i già montato della Daytona. Rispetto al propulsore di derivazione quello montato sulla ST ha le camicie dei cilindri in acciaio anzichè in alluminio ed adotta pistoni di diversa fattura. Cambia anche la mappatura della centralina e il diagramma di distribuzione. Il motore, in questo modello, risulta parte stressata della ciclistica. 110 CV a 10.500 giri garantiscono ottime prestazioni per una veloce sport-tourer. Oltre alla carenatura dalle avvolgenti lineea la Sprint ST si caratterizza dallo splendido monobraccio posteriore. Adeguata all'utilizzo la capacità del serbatorio da 21 lt.




Alcune foto dei prototipi della T695 (così era chiamata nelle riviste dell'epoca) durante gli ultimi collaudi si erano già viste nei primi mesi del '98:

 
Sprint ST - prototipo definitivo durante gli ultimi collaudi



Altra novità per il 1999 è la nuova versione della Tiger (vedi dettagli nell'apposita pagina) dotata del propulsore 855cc precedentemente montato sulla Speed Triple T509 ed opportunamente rimappato con una potenza massima pari a 87 CV.



Triumph Sprint ST al salone di Colonia 1998



Sprint ST 995cc ad iniezione al Salone di Colonia del 1998


Triumph Tiger al salone di Francoforte 1998
Tiger 885cc ad iniezione al Salone di Colonia del 1998



Triumph Trophy al salone di Francoforte 1998
Trophy 1200 al Salone di Colonia del 1998


1998 Salone Colonia MY1999 Adventurer 1998 Salone Colonia MY1999 Legend TT 1998 Salone Colonia MY1999 Speed Triple
Adventurer - Colonia 1998 Legend TT - Colonia 1998 Speed Triple - Colonia 1998



1° Triumph Day - Vairano

Il primo T-Day è in realtà un Triumph/Buell Day e risale a marzo del 1998. E' organizzato dai ragazzi di Carlo Talamo nel circuito di Vairano di Vidigulfo (PV) in collaborazione con la rivista SuperWheels. All'evento parteciparono 235 moto (di cui 46 buell)! In pista anche una tre cilindri 750cc portata in pista da Gianfranco Bonera!



Gianfranco Bonera in sella ad una vecchia BSA in occasione del primo T-Day del 1998








1999

Legend TT




Sprint ST


Tiger


Thunderbird Sport
La fine del decennio vede anche una crescita della struttura produttiva, con il completamento di un secondo stabilimento a Hinckley (Factory 2 o T2), dove nel settembre del 1999 vengono installate le prime attrezzature produttive. Lo stabilimento T2 sorge a poco più di un chilometro dal vecchio da T1 ed opera su un'area circa quattro volte più grande. Qui, nel 2001, verranno spostate le linee di montaggio di tutti i motori.


1999 Triumph T2 factory
Stabilimento T2 in costruzione (estate 1999)


Tre nuovi modelli entrano in produzione nel 1999: LegendTT, Sprint ST e Tiger (iniezione). La Thunderbird esce (momentaneamente) dal catalogo. Escono di produzione le Trident 750-900 e le Sprint Executive e Sport.

Il motore 955i utilizzato nella Daytona (ora ribattezzata 955i in sostituzione della vecchia denominazione T595) e opportunamente adattato sulle Speed Triple (che sale da 885cc a 955cc) e Sprint ST e Tiger 885, è aggiornato con la modifica dell'impianto di alimentazione allo scopo di migliorarne l'erogazione alle aperture minime del comando del gas. In particolare si segnala la nuova inclinazione delle valvole del corpo farafallato (5° anzichè 12°), il nuovo motorino "stepper" del by-pass del aria di aspirazione ed il nuovo airbox assemblato con viti (qualità costruttiva e manutenzione migliorata; riduzione trafilamenti aria). Per alcuni mercati inoltre è installato un catalizzatore con sonda lambda (closed loop catalytic converter). Aggioranti anche gli alberi a cammes ed i collettori di scarico. Parlando di ciclistica va segnalato il nuovo monoammortizzatore posteriore.     

Al salone motociclistico di Birmingham viene presentata la TT600 la prima sportiva quattrocilindri di Triumph (vedi dettagli Storia Triumph 2000).


Nuova Legend TT
Entra in produzione la Legend TT presenta al pubblico nel maggio de '98. La nuova LegendTT rappresenta il meglio delle motociclette classiche Triumph unendo lo stile retrò con tecnologia moderna e praticità d'uso senza dimenticare il prezzo di listino molto competitivo. Sarà il modello base della gamma Triumph vista l'uscita di produzione della Trident 750. Derivata dalla Thunderbird si differenzia per i cerchioni da 17" (come per la TSport) e la verniciatura in nero del motore. La sella è 3cm più bassa della Thunderbird standard ne aumenta la manovrabilità alle basse velocità. L'impianto di scarico è lo stesso della TSport. E' disponibile un kit di depotenziamento per rientrare nel limite dei 34CV richiesto dalle nuova patente A europea. Colori disponibili: Imperial Green, Cardinal Red e Obsidian Black.


Nuova Sprint ST
Entra in produzione la nuova Sprint ST presentata al salone di Monaco del 1998. Conosciuta per la sua versatilità, la tourer sportiva di casa Triumph viene riprogettata prendendo a piene mani dalla tecnologia dalla Daytona 955i. Il motore è la stessa versione utilizzata nella Speed Triple da 110CV. Il silenziatore in alluminio è regolabile in due posizioni: una bassa per il montaggio delle valigie rigide ed una alta più sportiva.Il telaio perimetrale in alluminio è completamente nuovo ed è abbinato ad un forcellone posteriore monobraccio in alluminio. Il nuovo progetto ha permesso anche di ridurre il peso complessivo della moto: l'ago della bilancia si ferma a 207 kg.
Nuova Tiger
Entra in produzione la nuova versione dell'enduro Tiger presentata al salone di Monaco del 1998. Completamente nuova, più leggera (5kg), più confortevole e dotata di coppia generosa come mai in precedenza. L'enduro di casa Triumph ha nuovo motore, nuovo telaio, nuove sovrastrutture, nuovi freni, nuove sospensioni. Rimane invariato solo il nome. Il motore 885cc ad iniezione della serie T5 è rivisto per aumentarne la coppia ai medi regimi e la potenza è ridotta a 87CV. Nuovo telaio tubolare perimetrale in acciaio - il motore funge da parte stressata - con serbatoio posizionato più in basso e sella regolabile in altezza (da 840 a 860mm). Il forcellone posteriore è in lega d'alluminio anodizzato con regolazione della tensione catena ad eccentrico. L'impianto frenante, completamente nuovo, è dotato di doppio disco anteriore da 310mm (precedenti da 276mm). Disponibili  numerosi accessori dedicati per il turismo come le tre valige in tinta. Il serbatoio da 24 lt garantisce un buona autonomia.


Aggiornamenti tecnici anche per le Trophy che presentano nuove grafiche, nuova stampella laterale, nuovo manubrio in alluminio e parte della carenatura anteriore e del posteriore modificate per migliorare il comfort di marcia. Per la sola versione 1200cc sono stati aggiornati alcuni componenti interni al motore e montati nuovi carburatori.

Nel 1999 viene prodotto un ultimo lotto di 250pz della Daytona 1200 SE (Special Edition) con pinza a sei pistoncini e targhetta numerata. Esce così di produzione definitivamente il quattrocilindri a carburatori.








Adventurer

Daytona 955i

Speed Triple
Speed Triple
Sprint ST
Sprint ST
1999 Thunderbird Sport
Adventurer
Adventurer





Al salone motociclistico di Milano viene presentata la nuova Sprint RS e parte della gamma 2000 (vedi dettagli Storia Triumph 2000). Nelle foto (tratte da motociclismo) sono ritratte: la thunderbird sport con nuovi colori e nuovo impianto di scarico con un silenziatore per lato, nuove grafiche per la adventurer, il MY2000 della Speed Triple e Daytona con ruote verniciate color alluminio, il silenziatore in acciaio a sezione circolare e le nuove grafiche.
1999 Salone Milano Triumph 1999 Salone Milano Triumph 1999 Salone Milano Triumph
Gamma 2000 a Milano
 
Nuova RS MY2000
 
Thunderbird MY2000
 
1999 Salone Milano Triumph 1999 Salone Milano Triumph 1999 Salone Milano Triumph
Speed Triple MY2000
 
Thunderbird Sport MY2000
 
Adventurer MY2000
 
1999 Salone Milano Triumph 1999 Salone Milano Triumph
Adventurer MY2000
 
Dayona MY2000
(nuovo scarico e ruote)









 

 










1971-1984 Indice Storia Triumph
2000-2004


 

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